PERCHÉ UN REGISTRO DELL’ESOFAGO DI BARRETT?
Presentazione
La presenza di metaplasia intestinale “endoscopicamente visibile” nell’esofago è
nota con l’eponimo di “Esofago di Barrett”, dal nome del chirurgo inglese che
descrisse questa condizione negli anni 50 dello scorso secolo.
Questa situazione non sarebbe che una curiosità anatomo-patologica se non fosse
per la instabilità genomica che la caratterizza, con conseguente maggior
rischio di degenerazione neoplastica.
L’adenocarcinoma dell’esofago distale deriva infatti nella quasi totalità dei
casi da un focolaio di metaplasia intestinale attraverso delle fasi
di neoplasia non invasiva lieve o grave sino ad una neoplasia invasiva.
Dopo il melanoma, l’adenocarcinoma su mucosa di Barrett è il tumore solido in
più rapida crescita nei paesi occidentali.
Le ragioni di questo aumento
non sono facilmente interpretabili, ma la consapevolezza che l’Esofago di
Barrett sia comunque una condizione pre-cancerosa ha attratto l’attenzione di
clinici, patologi e patologi molecolari. A tutt’oggi però, malgrado i
numerosissimi studi e le ingenti risorse investite, ci sono più domande che
risposte: il rischio di degenerazione neoplastica è stimato con una varianza
molto elevata tra 30 e 150 volte la popolazione normale e non siamo ancora in
grado di definire i co-fattori che contribuiscono all’attivazione del processo
neoplastico, né sono stati individuati sicuri markers biomolecolari di
neoplasia.
Come gran parte dei tumori la curabilità dell’adenocarcinoma dell’esofago è
legata alla sua diagnosi precoce: quando il tumore è confinato all’esofago e
prima che sia diventato una malattia sistemica, l’intervento chirurgico porta a
guarigione quasi la totalità dei pazienti, se invece il tumore ha dato
metastasi linfonodali la sopravvivenza a 5 anni è intorno al 25-30%.
La cura di questo tumore è quindi legata alla diagnosi precoce, a programmi di
sorveglianza e di screening. Purtroppo i dati sulla reale efficacia dei
programmi di sorveglianza sono sconfortanti: nessuno degli studi sino ad ora
effettuati ha dimostrato che questi programmi migliorino la sopravvivenza dei
soggetti sottoposti a sorveglianza. Il limite di questi studi è però dato dalla
bassa numerosità dei soggetti arruolati, dalla relativamente breve durata, e
dal grande numero di drop-outs.
L’idea di un Registro dell’Esofago di Barrett nasce dalla esigenza di
rispondere a queste domande: quale sia la incidenza dell’Esofago di Barrett tra
la popolazione sottoposta ad endoscopia digestiva, quale sia la storia naturale
di questa condizione e quale sia il reale rischio di insorgenza di un
adenocarcinoma in questa popolazione.
Perché un Registro dell’Esofago di Barrett nel Triveneto?
Le regioni del Nord-Est ed il
Veneto in particolare rappresentano un “unicum” caratterizzate da un Sistema
Sanitario Nazionale con standard di efficienza molto elevati, una grande
professionalità degli operatori sanitari ed una popolazione relativamente
stabile con bassa mobilità.
Vorrei ricordare un ultimo fattore, ma che probabilmente è quello più
importante per la scelta del Triveneto per un registro del Barrett: il solido
rapporto di amicizia e la capacità di collaborazione del gruppo di endoscopisti
e di anatomo-patologi che si accinge a questa impresa.
La realizzazione di questo
Registro è stata resa possibile grazie ad un Contributo della Fondazione Guido
Berlucchi per la Ricerca sul cancro e della Fondazione G.B. Morgagni per la
Ricerca in Chirurgia.
Il ruolo del Patologo nel Registro Triveneto Esofago di Barrett.
Non vi è patologo al quale sia necessario illustrare i temi diagnostici proposti
dall’Esofago di Barrett (EB). Altrettanto noto a tutti è il ruolo del patologo
nella identificazione della malattia. La diagnosi di EB è una diagnosi
integrata anatomo-patologica ed endoscopica e pertanto il patologo è motore di
ogni progetto che all’Esofago di Barrett si riferisca.
Il Progetto Registro-EB triveneto ha l’obiettivo di fotografare la incidenza
della malattia nella area triveneta. La fattibilità di un progetto di registro
di malattia si fonda su due prerequisiti: a) una scuola clinica che abbia in
questo settore specifiche competenze, b) una rete sanitaria di elevata qualità
organizzativa. Ambedue queste condizioni sono soddisfatte nell’area Triveneta e
ciò rende il progetto realizzabile.
La Clinica Chirurgica III della Università degli Studi di Padova -guidata da
Ermanno Ancona- ha nel professor G. Zaninotto e nel dottor A. Ruol i
riferimenti culturali validi per concepire e monitorare la realizzazione del
Registro. Le caratteristiche tecniche del progetto e -in particolare quelle che
più propriamente riguardano il ruolo dei patologi- sono riassumibili come
segue.
Una rete telematica -facente capo alla Clinica Chirurgica III dell’Università di
Padova- raccoglierà le registrazioni di ogni nuovo caso di Esofago di Barrett
segnalato dai centri partecipanti. La segnalazione avverrà con il riempimento
di una scheda elettronica pre-concordata. In ogni centro, la scheda sarà
compilata da un patologo pre-identificato (l’accesso alla registrazione sarà
reso riservato da una password). La scheda telematica sarà inviata alla Clinica
Chirurgica III per e-mail. Con la stessa procedura (ma in modo indipendente)
l’esecutore della endoscopia (chirurgo, gastroenterologo) invierà una simile
“registrazione telematica” al centro di Padova. Sarà cura del centro di
coordinamento (Padova) assemblare le due comunicazioni e valutarne la coerenza.
I casi endoscopicamente e patologicamente coerenti saranno accettati e ne sarà
data nota telematica al centro reclutante.
Simile procedura sarà attuata per il follow-up, che avverrà secondo le modalità
cliniche preconcordate.
L’arruolamento dei casi avverrà esclusivamente sulla base della diagnosi
anatomo-patologica formulata da ciascuno dei centri partecipanti. Tale
organizzazione esclude la circolazione di preparati istologici e/o di
inclusioni in paraffina. Saranno organizzate riunioni periodiche per rivalutare
collegialmente i casi di neoplasia non invasiva. La bassa numerosità di tali
casi (non più di 2/3 per centro per anno) rende verisimile che tale discussione
sia organizzabile e collegiale.
Tra i centri partecipanti, quelli che lo desidereranno, potranno utilizzare il
loro materiale bioptico per studi ancillari da condursi autonomamente in
ciascun centro o collaborativamente tra più centri. Tale attività di ricerca
prescinde dagli scopi del Registro e sarà concordata e programmata in epoca
successiva all’inizio della attività del Registro.
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